Produzione Quaresima 2020 – Tempio di San Nicolò (TV)

In collaborazione con ISSR “Giovanni Paolo I”

Programma:

W.A.MOZART Adagio e fuga in do min. K 546
A.VIVALDIStabat Mater in fa min. RV 621 per contralto e archi
F.J.HAYDN Sinfonia in fa min.n.49 “La Passione”

Contralto: Eugenia Zuin
Direttore: Maffeo Scarpis

 

Luogo da definire

Tempio Monumentale di S.Nicolò

 

 

 

Adagio e fuga in do min. K 546

W.A.MOZART

La versione per archi trascritta da W. A. Mozart nel giugno del 1788 della Fuga in do minore per due fortepiani K 426. In questa veste il compositore aggiunge un maestoso adagio iniziale che, nelle intenzioni di Mozart, doveva meglio sviluppare il potenziale contrappuntistico che andava perso o per lo meno risultava meno incisivo nella versione pianistica. L'adagio iniziale apre la composizione con toni cupi e drammatici ed ha funzione di preludio. La fuga che segue senza soluzione di continuità è ancor più ricca di contrappunto; nulla tuttavia è accademico in questa costruzione di grande respiro, equilibrio e tensione che fa catalogare questo adagio tra i più belli che siano mai stati scritti.

“Stabat Mater” in fa min. RV 621 per contralto e archi

A. VIVALDI

Lo «Stabat Mater» fa parte del volume II della «Collezione Giordano» (Opere Sacre). Della composizione ha così parlato Alfredo Casella: «Il manoscritto di questo capolavoro è incompleto, nel senso che Vivaldi sembra non aver musicato che una parte del celebre testo poetico. Non appare possibile accertare che la composizione dovesse essere completa e che solamente una parte ce ne sia pervenuta, oppur se fosse nell'intenzione di Vivaldi di non musicare che i passi più importanti di quel poema. Data la mirabile perfezione di questa musica, ritengo più plausibile considerare di trovarsi in presenza di un lavoro compiuto, al quale Vivaldi abbia dato intenzionalmente questa forma ridotta». Le parti che compongono il lavoro vivaldiano, suddividono il testo in questo modo: il primo, Largo, è lo «Stabat Mater dolorosa»; il Recitativo (Adagio) è il «Cujus animam gementem»; l'Andante è il «Pro peccatis suae gentis»; segue il Largo sui versi «Eja Mater, fons amoris»; il Lento è il «Fac ut ardeat» e, infine, la chiusa è l'«Amen» in Andante.

Sinfonia in fa min.n.49 “La Passione”

F.J.HAYDN

Composta nel 1768, la Sinfonia n. 49 appartiene a un gruppo di lavori scritti intorno a quell'epoca e riferiti allo spirito dello "Sturm und Drang", ossia del noto movimento preromantico, che induce anche Haydn ad assumere modi drammaticamente concitati, cupe tonalità minori, condotte armoniche frequentate da tensioni e da accordi dissonanti, atteggiamenti patetici spinti ben oltre l'affettuoso sentimentalismo dello stile galante. Una maniera appassionata che dà ragione di certi titoli, come questo della Sinfonia n. 49 o della più tarda (del 1772, nonostante porti il n. 44) "Sinfonia funebre". Eppure la struttura della Sinfonia "La passione" è, per altri versi, ancora aderente allo stile antico, con l'indicazione del basso continuo affidato al clavicembalo, con un ordinamento dei movimenti tale che un Adagio stia al primo posto, in luogo dell'allegro costituente il primo tempo di sonata, disposizione da vecchia sonata da chiesa, che, paradossalmente, ha forse contribuito a conferire un che dì religioso alla composizione e a confermarne anche in questo senso il titolo. L'Adagio che apre la Sinfonia non è infatti la solita introduzione all'allegro seguente, bensì un vero e proprio primo movimento, un brano di ampio respiro, improntato a toni di solenne eloquenza, costruito tuttavia secondo i principi della forma-sonata. Il primo tema, esposto dai violini, ha carattere pacatamente lirico e quasi religioso, mentre il secondo, basato su un gioco di accordi spezzati dei violini primi, ha un piglio più vigoroso. La tensione generata da questo movimento si scarica nell'Allegro di molto, anch'esso, nondimeno, tempestoso e sinistro. Né meno concitato è il Finale, dopo la parentesi spensierata e quasi salottiera, concessa dal Minuetto.

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